Esaminate ogni cosa e trattenete ciò che è buono Paolo di Tarso
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Progetto "Laboratorio della buona notizia"

Unione Cattolica Stampa Italiana – Puglia

In collaborazione con:

Istituto Pastorale Pugliese

Comunità Società San Paolo – Bari

Istituto Preziosissimo Sangue - Bari

partner
Banca Carime

 

Progetto educativo-formativo:

LABORATORIO DELLA BUONA NOTIZIA

 

"Instructions for living a life": Istruzioni per vivere la vita:

Pay attention. Presta attenzione.

Be astonished. Stupisciti.

Tell about it. Raccontalo.

di Mary Oliver

Premessa

“Nessuno ama l’uomo che porta cattive notizie” scrive Sofocle nell’Antigone. Eppure il sistema dell’informazione massmediale, che comanda tempi e contenuti della nostra contemporaneità, vive di cattive notizie.

Si registra in più una marcata difficoltà solo a “pensare” una informazione di buone notizie. Difficoltà marcata da telegiornali e quotidiani che si sforzano di porre in evidenza in apposite rubriche “la buona notizia”, quasi relegandola, pur nell’esigenza riconosciuta, in confini marginali.

Potremmo dire che se in una società maschilista si da spazio alle “quote rosa”, in un sistema informativo dominato da tragedie e cronaca nera si cerca di dare spazio alle “quote di buona notizia”.

In realtà il problema non è solo delle redazioni giornalistiche. Chiunque si soffermi a pensare un ipotetico “elenco di buone notizie” fa fatica. La buona notizia non è “pensata” dalla società contemporanea. Questo non può che far riflettere su colpe e responsabilità del sistema massmediale, troppo preoccupato a suscitare clamore e conquistare gradimenti del “consumatore” più che delle persone.

L’enfasi del racconto esalta l’attenzione già facilmente prestata da lettori, telespettatori e ascoltatori, alle notizie drammatiche, alla cronaca nera violenta, alle proteste anche intense per tutto quello che non va e determina ferite ancor più profonde nel linguaggio comunicativo di quanto lo siano nella realtà.

La concordia, l’amore, la convivenza civile sono perdenti nella battaglia del gradimento, finalizzata ai maggiori ascolti e alle maggiori vendite.

In questo senso la eccessiva concorrenza ha fatto più male che bene alla società civile, non solo perché quasi in assenza di regole etiche (pur in presenza di decine di carte di diritti vari, molto teoriche), ma soprattutto perché ha utilizzato esacerbandolo, anche nell’informazione il linguaggio della pubblicità, con il risultato di una informazione “accattivante” prima che onesta e vera.

La velocità dell’informazione “cotta e mangiata”, senza verifiche, è poi elemento aggravante, in cui il giornalista perde la sua credibilità professionale, e di conseguenza anche la notizia perde la sua veridicità. Tutto appare verosimile, quindi consumabile, ma non necessariamente vero, consentendo l’assioma che tutti possono dire tutto.

E’ indubbio “ il guasto morale operato dai mezzi di comunicazione sociale”, scrive il Cardinale Martini nella lettera postorale “Il lembo del mantello”, da Arcivescovo di Milano. “La comunicazione tra gli uomini, per essere vera – scrive sempre il Cardinale Martini -, esige gratuità e accoglienza e deve svolgersi in quel clima di reciprocità e libertà di cui è testimone lo Spirito Santo nel rapporto tra le Persone divine… I mass media sono mezzi e non fini, realtà strumentali, penultime e non ultime, che potrebbero nascondere e ostacolare la via del vero, ma, quand’anche fossero a essa aperti, non la esaurirebbero del tutto”.

Vengono alla mente le critiche feroci che Pier Paolo Pasolini scagliò contro la televisione: “Se i modelli di vita proposti ai giovani sono quelli della televisione, come si può pretendere che la gioventù più esposta e indifesa non sia criminaloide? E stata la televisione che ha concluso l’era della pietà e ha iniziato l’era del piacere”.

E la carta stampata purtroppo non ha finito che “scimmiottare la televisione” nelle tante parole inutili ed altisonanti, riuscendo a riempire decine di pagine dei quotidiani per giorni interi su fatti di cronaca che si sarebbe potuto raccontare benissimo, senza omettere nulla, in poche cartelle dattiloscritte, con titoli il più delle volte “scabrosi”. E tutto ciò che riempie le pagine cos’è allora?

Ma il termine “informare” – continua il Cardinale Martini - vuol dire, alla lettera, dare forma, plasmare un data realtà. E’ la nostra coscienza che i media “informano”, cioè modificano, segnano, plasmano. Avviene, per la nostra coscienza esposta ai media, come nei giochi dei bambini sulla spiaggia. La sabbia umida, pigiata nella formina, nello stampo, assume la forma dello stampo, è informata.

In questo senso i media “informano” soprattutto perché danno una certa forma alla realtà, reinterpretandola secondo ben precisi e interessati criteri”.

La spettacolarizzazione è certo la deriva più facile e più pericolosa per i media. E’ una logica che impone di raccontare ogni cosa restando solo alla superficie, con procedure di semplificazione della complessità e con la ricerca di tutto ciò che può “far colpo””.

Il linguaggio elettronico dei media non si rivolge anzitutto all’intelligenza bensì ai sensi e all’emotività, è eccitazione ben prima di essere concetto.

Comunicare è sempre più trasmettere stimolazioni, condividere intense vibrazioni. E questa cultura, fatta di vibrazione emotiva e, perciò, fortemente coinvolgente, comporta seri interrogativi soprattutto per le giovani generazioni. Il pericolo è quello di appiattire la verità sulle mie sensazioni, sul mio vissuto emotivo”.

E poi, sottolinea Martini, “non è vero che tutto va detto, urlato, mostrato. Deve pur esistere la capacità di alludere, di far intendere, di adombrare”.

La gente si aspetta dall’operatore dell’informazione che svolga un lavoro di mediazione, di mediazione professionale.

Mediatore è colui che porta le ragioni dell’uno e dell’altro, e viceversa. E’ colui che si fa carico dell’uno e dell’altro, che sa accogliere il senso del loro dire. Soprattutto, mediatore è colui che traduce; ciò vuol dire che non può essere un passacarte, né un megafono, né uno che letteralmente trasporta ogni parola da un codice all’altro. Mediatore è colui che si assume i rischi di ogni traduzione; tradurre, concretamente, significa andare all’essenziale, cercare il senso di una vicenda in se e nel contesto, e riferire con parole vive”.

Quanto del giornalismo dei nostri giorni risponde a questa semplice regola di base?

Siamo convinti che occorre non preoccuparsi della produttività dell’informazione, quanto piuttosto della qualità dell’informazione e del rispetto dovuto a tutte le persone protagoniste e fruitrici.

La notizia

“… vorrei mettere in luce il primato della persona sulla massa, del piccolo numero, del singolo, sui grandi numeri, dell’essere sull’avere;

vorrei aiutare a guardare le cose dalla fine e non soltanto dall’esserci in mezzo. I media sono abituati a stare dentro le cose, dentro la notizia. Ma la vita dell’uomo e del mondo si valuta dal suo scopo ultimo, si misura rispetto al suo termine, con misura di eternità, in linguaggio di speranza e di attesa”.

Sono ancora una volta le parole di Martini a farci da faro, nel riaprire una riflessione complessiva che coinvolga addetti ai lavori e gente comune, perché insieme si possa uscire dal pantano favorito dal sistema massmediale in questo rapporto falsato tra notizia e mercato, senza ragione sociale, che tende a relegare le persone nel semplicistico e fuorviante ruolo di consumatori. C’è una responsabilità, un valore educativo e formativo della notizia da cui non possiamo prescindere.

Oltre alla conoscenza e alla verifica delle fonti, non si può non pensare alle conseguenze che una notizia può avere sui fruitori. Non ci si può preoccupare solo di dare la notizia a tutti i costi nella presunzione di libertà, poiché la libertà non può prescindere dal rispetto di tutti in quanto persone.

Se dunque c’è in valore educativo e formativo della notizia, la domanda che emerge con urgenza è: Perché mancano le buone notizie?

Nella comunicazione mediale avvertiamo una sorta di malattia: ritenere che la “comunicazione” sia semplicemente l’accumulo delle informazioni e dei dati. I mezzi di comunicazione di massa ci rovesciano addosso una valanga di messaggi, possiamo attingere con facilità a banche-dati immense. Eppure a tale qualità dell’informazione non sempre corrisponde una qualità della comunicazione. Spesso denunciamo la solitudine, l’incapacità a comunicare, le chiusure e le ghettizzazioni di questo mondo dove non mancano le informazioni e gli scambi sono intensi e facili.

La comunicazione di massa tende a ignorare la vera novità, seguendo la legge che solo il già noto è immediatamente comunicabile. Per questo tende a imprigionare l’agire umano nelle categorie dell’utile, dell’audience, dell’erotico, del nemico, del malvivente. Essa va aiutata ad aprirsi alla percezione del nuovo”.

Siamo tutti vittime del nostro stesso schierarci per utilità non per obiettività, o critica, o interpretazione della notizia. Non c’è imposizione di legge o regolamenti che possa consentire però l’assunzione del valore nel riportare una notizia. Il giornalista deve fare appello nell’espletare la sua professione, il suo “servizio”, e soprattutto essere d’esempio ed educare, alla radice deontologica (legata all’etica del giornalismo); alla radice politica (legata alla costruzione del bene comune e a una struttura di comunicazione sussidiaria); e alla radice spirituale (legata al senso della vita).

Obiettivo del progetto

Per questo vogliamo ripartire dalla buona notizia, o meglio da un laboratorio della buona notizia, che sia di stimolo al dibattito nel sistema massmediale, e formativo soprattutto per le giovani generazioni. Una buona notizia portatrice di speranza, di condivisione, di solidarietà, di bellezza. In sostanza dei fondamenti alla base della relazione tra le persone.

Carlo Maria Martini spiega così nella premessa della sua lettera pastorale perché il titolo “Il lembo del mantello”: “La folla si accalca attorno a Gesù e lo preme da ogni parte. D’improvviso Gesù domanda: “Chi mi ha toccato?”. Pietro gli dice: “Maestro, la folla ti stringe da ogni parte e ti schiaccia. Come puoi fare una domanda simile?”. Ma Gesù insiste: “Ho sentito che una forza è uscita da me!”. Allora si fa avanti una donna, malata da molti anni, confessando che gli si è avvicinata furtivamente alle spalle pensando tra sé: “Se riuscirò a toccare anche solo il lembo del suo mantello, sarò guarita” (Cf Mc 5, 25-34; Lc 8, 42-48).

Anche mediante i massmedia - che pure sono qualcosa di molto marginale rispetto alla profonda e originaria corrente del comunicare di Dio con l’uomo e degli uomini tra loro -, anche mediante gli strumenti della massificazione dei messaggi è possibile una vera comunicazione umanizzante e addirittura salvifica. E’ necessario favorire il processo di “uscita dalla massa”, perché le persone, dallo stato di fruitori anonimi dei messaggi e delle immagini massificate, entrino in un rapporto personale come recettori dialoganti, vigilanti e attivi”.

Prima e di “essere massa” siamo persone. E’ questa la premessa di una comunicazione responsabile.

Nel gergo massmediale televisivo il “pezzo” giornalistico viene chiamato “servizio”. Una parola che appare molto spesso tradita perché smarrito appare il senso del mestiere di giornalista di rendere, nell’offrire informazione, un “servizio” alla comunità, privato da ogni forma di autocompiacimento.

La notizia per essere Buona Notizia deve essere comunicata attraverso una meticolosa cura della forma, anche senza rinunciare alle sperimentazioni di linguaggi nuovi. Una sorta di onestà nell’approccio alla notizia che diventa informazione fatta di rigore e di RIFIUTO dell’IMPROVVISAZIONE. La velocità di comunicazione dei mezzi di informazione non deve mai costituire l’alibi per un lavoro non fatto bene e approssimativo, ovvero senza essere “servizio responsabile” alla comunità

In questo percorso fonte primaria è la conoscenza di ciò che c’è nel territorio, capace di divenire la leva per “uscire dalla massa”.

L’auspicio è che una selva di giovani “inviati della buona notizia” scandaglio la loro realtà familiare, scolastica e sociale del territorio in cui vivono per raccontarla al meglio possibile con gli strumenti e le opportunità che la tecnologia mette a disposizione per essere ricchi di “appeal” pur nel rispetto pieno della verità.

Il Laboratorio della buona notizia intende coinvolge in questo progetto culturale le famiglie, la scuola, gli oratori, le associazioni di volontariato e di servizio, le associazioni di impegno civile e sociale e non ultime istituzioni pubbliche e le imprese che, riconoscendosi nei valori del progetto, vogliano dare il loro concreto supporto.

Il punto di forza del nostro progetto e nella stessa parola “laboratorio”. Vogliamo realizzare un progetto aperto al contributo di idee e azione di tutti coloro che condividano questi principi e la necessità di avviare una controtendenza per uscire dal “pantano”.

Collaborazioni

In questo senso il Laboratorio promosso dall’UCSI-Puglia si avvale da subito di una serie di collaborazioni: l’Istituto Pastorale Pugliese, la Comunità della Società San Paolo di Bari, l’Istituto Preziosissimo Sangue nelle classi di scuola media.

Collaborazioni che si spera possano crescere nel tempo e nella fase di realizzazione.

Realizzazione

Il laboratorio della buona notizia intende valorizzare il contributo libero e spontaneo dei giovani, per poi riuscire a raccontare bene la buona notizia (tecnica del racconto), ed essere infine scuola per gli inviati della buona notizia insieme ai professionisti dell’informazione. Strumento del laboratorio sarà un sito internet con lo scopo di:

  • Essere finestra sui media. Rassegna della buona notizia;

  • Mettere in rete le iniziative dei territori;

  • Essere palestra di idee e confronto;

  • Proporre la buona notizia del giorno, affidata a ragazzi “inviati della buona notizia”;

  • Promuovere un Festival della Comunicazione Sociale sulla buona notizia rappresentata non solo nell’informazione, ma in tutte le forme artistiche e documentaristiche della comunicazione massmediale.

La collaborazione con l’Istituto Preziosissimo Sangue mira alla costituzione, nell’ambito dell’attività didattica, di una “redazione centrale” del laboratorio della buona notizia, con una attività formativa ed operativa articolata nei seguenti obiettivi:

  1. Conoscere la necessità, la ricchezza, le potenzialità e i limiti del sistema mass-mediale
  2. Raccontare il territorio, i fatti, le esperienze, le realtà delle “buone notizie”
  3. Rafforzare il senso critico anche nei confronti delle degenerazioni del sistema
  4. Educare alla speranza attraverso la ricerca, la promozione e la riflessione su ciò che rende bello e buono il mondo.

Attività

  • Presentazione del progetto ad alunni e genitori
  • Corso di formazione per gli insegnanti- con il coinvolgimento di genitori interessati- che preveda incontri con giornalisti ma anche confronti e verifiche con tutti i responsabili del progetto
  • Approfondimento del tema nelle classi : quando un fatto diventa una notizia, criteri di notiziabilità, le fonti di una notizia, la lettura e la scrittura di una notizia, tecnica dell’informazione…
  • Presentazione dei compiti necessari: redattori, fotoreporter, operatori video, vignettisti, grafici…
  • Costituzione di una redazione (potrebbe essere un’attività di potenziamento per gli alunni di II e III media)
  • Proposte di collaborazioni (elenco da stilare e contatti da avviare con altre scuole)

Metodologia

Tema del mese/parola chiave del mese: mensilmente gli alunni, guidati dai docenti che potranno anche lavorare in maniera interdisciplinare, dovranno produrre materiali (reportage, articoli, disegni, video,…) sul tema stabilito. La redazione si occuperà di coordinare il lavoro, produrre materiali, correggere quelli prodotti, ideare i titoli, curare il “menabò”, creare un archivio fotografico, contattare ed intervistare gli esperti…

Strumenti e materiali

Letture di testi letterari e non, di quotidiani e riviste, visione di telegiornali e/o programmi televisivi, navigazione in internet su siti di informazione e blog informativi, scrittura di diari e di cronache giornaliere, frutto di osservazione del proprio quotidiano, laboratorio multimediale, pc, software di video-editing, videocamera, microfoni, proiettore, fotocamera ecc.

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