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Insieme è possibile

La via della pace sembra passare sempre più per l’ospitalità… È la sfida a costruire una società senza nemici, senza avversari, una società in cui le diversità si riconcilino e si integrino (Carlo Maria Martini)

Ci sono giorni - e stanno diventando sempre più numerosi- in cui sembra che tutto per tutti vada male, che per tutti non ci siano momenti di serenità, di comprensione: che tutti abbiano fretta di essere primi e prima degli altri, che tutti non abbiano tempo, spazio, parola per nessuno, che tutti siano soli, anche quando sono in compagnia.

Sembra: ma non è così, non è così sempre, non è così dovunque.

Non è così sicuramente nella casa de Le querce di Mamre, a Bari in via don Sturzo.

No, non è la casa della felicità, dove tutti gli abitanti sono contenti, non è la casa del mulino bianco: i ragazzi arrivati lì hanno avuto problemi sofferenze,  disagi,  preoccupazioni e ne conservano tracce negli occhi e nell’animo.

Ma la casa delle Querce, che la parrocchia di San Marcello mette a disposizione di migranti che non possono più stare nei Centri di accoglienza, è una buona notizia, anzi è una realtà buona, è per la città uno spazio concreto di speranza, è segno del futuro.

I giovani profughi, accolti nelle stanze di un appartamento degli anni cinquanta, dove abitarono famiglie che, reduci da anni di emigrazione, hanno costruito proprio lì le speranze del nostro faticoso dopoguerra, certo possono dirsi fortunati.

Ma fortunati siamo anche noi, in quanto cittadini, in quanto italiani, in quanto cristiani. La casa delle Querce serve forse soprattutto a noi, serve a superare la paura e la diffidenza che serpeggiano nelle nostre vite, ad avere speranza e fiducia in noi e negli altri.

Oggi l’esistenza di uno spazio di accoglienza vera, umana, dove l’accolto è prima di tutto una persona, un ragazzo costretto ad andare, a migrare per fame, per guerra, per quell’antico bisogno, tutto umano e anche spirituale, di cercare la felicità e la libertà, è la risposta a quello che alcuni vogliono considerare solo un problema.

L’idea della casa, il nome della casa, la casa stessa nascono dalla passione di un uomo, un sacerdote, un parroco, ora presidente della Fondazione Migrantes: donGianni De Robertis.

La storia della casa e le storie dei ragazzi sono state ben raccontate da Nicoletta Contò, una dei responsabili che seguono la vita degli ospiti della casa, in un libretto Insieme è possibile: alle parole di Nicoletta il compito di raccontarci la buona notizia della casa delle Querce di Mamre.

 

…Il progetto di ospitalità doveva avere un nome fortemente simbolico. Don Gianni pensò all’episodio delle Querce di Mamre, nel quale è racchiuso il valore dell’ospitalità e di tutto quello che essa genera. Proprio sotto le querce a Mamre, oggi Hebron, Abramo, patriarca dei credenti cristiani ebrei musulmani, incontra degli stranieri mandati dal Signore per mettere alla prova il suo senso di ospitalità; accoglie con gioia gli stranieri rifocillandoli per farli proseguire nel loro cammino…

Nella vita tutto dipende dagli incontri…La nostra parrocchia è frequentata da molti migranti dove svolgono diverse attività…è un luogo di aggregazione e di facilitazione di pratiche che da soli non si riescono a risolvere. Un giorno da don Gianni si è presentato un giovane privo di documenti, smarriti, che aveva bisogno di domiciliazione, era senegalese uscito da uno S.P.R.A.R. a diciotto anni, ospitato come minore non accompagnato. Aveva trovato una casa abbandonata alla stazione di Mungivacca, dove era andato a vivere dopo l’uscita dalla comunità…Non aveva pensato ad una vita da mendicante ma voleva studiare per realizzare un suo grande sogno: iscriversi ad ingegneria per poi ritornare in Senegal ed aiutare i connazionali. Si era iscritto all’Istituto Tecnico Marconi per frequentare i corsi serali. La mattina eseguiva piccoli lavori per sostenersi e la sera studiava nel suo rifugio: don Gianni andò a visitarlo e rimase sorpreso nel vedere un locale abbandonato dove regnavano l’ordine e la presenza di libri…Questo incontro fu per noi illuminante: potevamo accogliere giovani neo-maggiorenni ospitati nei vari S.P.R.A.R. che al compimento dei diciotto anni sarebbero usciti dalle comunità, affidati alla strada e ai pericoli che essa comporta…Ibrahim- questo il nome del ragazzo- diventò il nostro primo ospite…La scelta degli ospiti non è stata semplice perché volevamo privilegiare giovani con un cammino, iniziato nelle varie comunità, che avesse messo in luce i loro valori, le loro attitudini, un preciso progetto di vita…i ragazzi dovevano dimostrare di aver acquisito un solido senso di responsabilità e rispetto del regolamento interno che avremmo elaborato per loro…avrebbero avuto bisogno dell’aiuto di persone della comunità pronti ad aiutarli nei momenti di difficoltà…punti di riferimento nel loro percorso di integrazione e di autonomia…La casa sarebbe stata anche l’occasione per cambiare la mentalità delle persone del quartiere, creando un ambiente non ostile nei loro confronti. La debolezza dell’Europa nel percorso di integrazione è derivata proprio dall’incapacità di trovare soluzioni e progetti validi allo scopo. Confinare i profughi nei quartieri periferici ha saldato la loro identità e amplificato i rancori… Quanta tristezza nel vedere i seminterrati umidi e senza luce dove trovano alloggio! Si sceglie di confinarli in quartieri degradati con altra gente emarginata. Sfuggono al nostro sguardo e al nostro cuore, eppure pagano affitti importanti ai proprietari che speculano sulla loro salute e sul loro lavoro.

L’integrazione è la sfida del nostro momento storico: accogliere per valorizzare le capacità e le attitudini in un paese invecchiato che non investe più sui giovani…

La casa delle Querce di Mamre è una realtà ormai da anni…Nel tempo i ragazzi si sono comportati in maniera esemplare, salutano tutti, sono conosciuti e la loro presenza non desta alcuna preoccupazione. Il più importante dei nostri obiettivi è stato raggiunto: facilitare nel quartiere la convivialità delle differenze con la convinzione che ne verrà per tutti una crescita…Ibrahim è andato a studiare all’Università di Pisa… Nella casa restano Hashim, Sayed e Youssouf. Altri ragazzi saranno ospitati ancora e il loro cammino sarà seguito con lo stesso amore e con la stessa fermezza.

Abbiamo affisso su una delle pareti una grande quercia sui cui rami saranno scritti i nomi dei ragazzi che vi hanno abitato e che in futuro vi abiteranno”

Nicoletta Contò, Responsabile Caritas Parrocchia San Marcello

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