Esaminate ogni cosa e trattenete ciò che è buono Paolo di Tarso
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Loquor ergo sum

Loquor ergo sum

Nel corso del corrente anno scolastico, il lavoro svolto dal giornalista Enzo Quarto sul tema della comunicazione nel mondo contemporaneo, ormai del tutto modificata dai new media, ha suscitato grande interesse in noi ragazzi. Di particolare rilevanza è stata la sua attività di ricerca volta a dimostrare il potere di persuasione e manipolazione della pubblicità, rivolta al consumatore postmoderno. Il giornalista ha scelto di racchiudere tutte le sue analisi e riflessioni in un libro intitolato “La comunicazione è relazione”, sintesi di molti degli articoli da lui pubblicati per la RAI presso la sede per la Puglia. Sin dai primi capitoli del libro emerge il principale obiettivo dell’autore: muovendosi sul tema dell’etica della comunicazione, intende dimostrare quanto il rapporto dell’uomo con la notizia sia stato sconvolto dalla tecnologia e da nuovi paradigmi dell’informazione, influenzati e condizionati dalla pubblicità.

Enzo Quarto vuole incentrare l’intero atto del comunicare sulle persone stesse che dialogano ancor prima che sul contenuto dei loro discorsi. Dialogano perché la comunicazione non è in antitesi con la relazione ed è sempre bidirezionale, poiché l’emittente che parla o scrive ha bisogno di conferme dal destinatario che ascolta o legge e reagisce al messaggio che ha ricevuto, positivamente o negativamente. Questa comunicazione migliora i rapporti interpersonali rendendoli più forti ed efficaci, ma aiuta anche le persone stesse che, grazie all’ascolto di ciò che l’altro ha da dire e al raccontarsi, riescono a migliorarsi in tutti i campi; ciò può coinvolgere due interlocutori o  popoli  interi.

Oggi, però, ha cominciato ad evolversi in modo spaventosamente rapido ed efficace un nuovo sistema comunicativo grazie all’affermazione sempre più forte della tecnologia. Infatti gli innovativi strumenti tecnologici sono diventati il nuovo fondamento della comunicazione; quella per la tecnologia è diventata, ormai, una vera e propria “schiavitù” (che non riguarda soltanto la nuova generazione ma anche la vecchia) con la quale si cerca, addirittura, di dare delle risposte a quelle domande esistenziali che caratterizzano ogni uomo (per esempio quelle riguardanti la vita e la morte) che sono tanto importanti e decisive da non poter trovare una risposta/soluzione nella tecnologia. Ciò, paradossalmente, ha provocato conseguenze più negative che positive sulle persone e sul loro modo di comunicare, perché queste nuove tecnologie (fotografia, cinema, radio, televisione, satellite, internet, ecc, ecc…) hanno fatto in modo che si affermasse nella società un’etica della libertà che annulla ogni regola umana, perché sostiene che sia lecita e accettabile ogni cosa, anche se contraria alle leggi naturali e che porta, perciò, uno svantaggio ai singoli o all’intera comunità. Essa secondo l’autore, andrebbe sostituita con un’etica della verità fondata sull’importanza del bene di tutti, che difenda la vita delle persone, usando metodi quali il dialogo e il rispetto vicendevole.

Con questa sua ottica di pensiero il giornalista Quarto vuole affermare l’importanza dello scambio di idee, pensieri e opinioni tra gli uomini che vengono del tutto eliminati dalle nuove tecnologie, le quali ingannano le persone trasformandole completamente e invadendone case e vite.

È importante, perciò, ascoltare la testimonianza e l’esperienza di chi non conosce i nuovi strumenti sopracitati e ha molto da insegnarci sulla vera essenza della vita e sul nostro essere umani.

Egli, inoltre, sostiene la grande importanza che hanno etica e deontologia che hanno le stesse origini (entrambi i termini provengono dal greco e significano, rispettivamente, “carattere”, “comportamento”, “costume” e “studio del dovere”) ma spesso vengono usate in modi distinti e non insieme, negando, così, la ricerca e l’esistenza della verità. Inizialmente la radio aveva un successo nettamente superiore a quello della televisione, in quanto la prima permetteva che le notizie circolassero velocemente e gli ascoltatori potessero apprenderle nello stesso giorno in cu i fatti accadevano, aveva, perciò, uno scopo unicamente informativo; la tv, invece, aveva bisogno di almeno due giorni di tempo per il montaggio di programmi e trasmissioni, perciò le notizie arrivavano in ritardo. La gente, dunque, appariva del tutto disinteressata a questo apparecchio. Con la nascita del marketing e la promozione di prodotti in televendite e programmi di intrattenimento, però, la televisione è diventata sempre più commerciale e invadente; gli uomini hanno assunto il ruolo di consumatori, perdendo quello di persone: perché il sistema funzioni, è necessario convincerli a comprare i prodotti proposti, di cui, spesso, vengono alterate e falsate le caratteristiche, purché persuadano la mente dei consumatori, che assumono loro stessi il ruolo di merce in questo astuto procedimento. Gli altri mezzi di comunicazione di massa hanno reagito cercando di attirare maggiormente l’attenzione di telespettatori e lettori attraverso la suggestione. Questo processo appare più facile se si utilizzano sensazionalismo e pietismo e ciò spiega il motivo per cui prevalgono le notizie negative su quelle positive: è più facile e costa meno suggestionare e attirare l’attenzione della gente enfatizzando dramma, violenza, sopruso, e così via. Nelle pubblicità come quelle che riguardano il gioco d’azzardo, avviene invece il processo contrario: vengono resi pubblici soltanto i rari casi di vincita, per spingere i telespettatori a diventare consumatori, perché, anche in questo caso, essa risulta la strada più semplice da seguire. In questo sistema, perciò, sta a noi uomini, vittime dello stesso, usare con criterio i mass media senza farci ammaliare da essi. Ritorna, quindi, l’esigenza di un’etica della verità che metta al centro della comunicazione sociale la persona e i mezzi della comunicazione al servizio delle persone e non esclusivamente del mercato, usando la suggestione per raccontare e promuovere il bene e la verità, perché è il cuore stesso degli uomini che deve aprirsi al bene. Invece, paradossalmente, i mezzi che sono, ormai, ipercomunicativi, contribuiscono alla diffusione di solitudine e sofferenza nell’uomo. Come ha ammesso anche il nostro papa Francesco, il male della società di oggi, che spesso coinvolge anche la Chiesa, è l’autoreferenzialità che nega il bene comune, la condivisione e la fraternità; infatti l’essere pieni di sé non permette l’affermazione di comunicazione, ascolto, dialogo e incontro. “Il primo passo per una buona comunicazione è quello di aprirci ad una vera cultura dell’incontro”, disposti a dare e ricevere in ugual modo.

 

Gabriella Demauro

Classe IV sez. BU                                                                                    Liceo G. Bianchi Dottula

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