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Strage a Parigi

La Francia sotto shock chiede delle risposte

Disegno di Maria Giuliano e Eleonora Tedeschi

Sette gennaio 2015: due terroristi nel nome di Allah entrano nella sede francese del giornale satirico “Charlie Hebdo” e sparano, uccidendo dodici persone, tra cui il direttore del giornale. La Francia è sotto shock; è il presidente Hollande a parlare per primo di “attentato terroristico”. Sulla “Gazzetta del Mezzogiorno” la vignetta di Pillinini afferma: “È assurdo affilare le armi contro chi ha solo affilato una matita!”

Io sono d’accordo: è assurdo morire per delle vignette che non hanno nulla di offensivo. Sono d’accordo anche con il pensiero del direttore di “Charlie Hebdo”, che diceva: “Meglio morire in piedi che vivere in ginocchio”. Perché chi si piega al terrorismo, rinunciando ad esprimere quello che pensa, non è più un uomo libero.

Questi terroristi hanno agito in nome di Allah, del loro Dio, ma nessuna religione dice di uccidere chi pensa diversamente da te. Quando gli assassini hanno detto “Allah è grande”, hanno detto una cosa vera: è troppo grande per entrare nelle loro teste.

Angelino Alfano, attuale ministro degli Interni, ha affermato che anche l’Italia è in stato di massima allerta. Le parole del primo ministro italiano, Matteo Renzi, mi hanno profondamente toccato: “Oggi siamo tutti francesi”: io aggiungerei: liberi di manifestare con forza le nostre opinioni e il nostro sdegno con qualsiasi mezzo e a qualsiasi costo, sempre nel rispetto della legalità.

La Francia, però, non è sola perché l’Europa e l’America le sono vicino e con lei combatteranno il male che c’è nel mondo.

Le immagini viste in tv mi hanno impressionato e ho visto anche la reazione immediata dei francesi che dopo la morte dei terroristi si sono riuniti in piazza con tutti i capi di Stato d’Europa, sfilando insieme alla gente più diversa, uniti nella speranza.

Marco Scolozzi, II media

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