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"Nawal, l'angelo dei profughi" di Daniele Biella

Progetto Lettura

Venerdì pomeriggio, 24 marzo, noi ragazzi della scuola media e della V elementare abbiamo incontrato Daniele Biella, giornalista e autore del libro “Nawal l’angelo dei profughi”.Dopo una breve introduzione della prof.ssa Maurogiovanni, Daniele Biella si è presentato dicendo che ha 38 anni e vive ad Arcore, un piccolo centro in Brianza.
Rispondendo alle domande e alle riflessioni che gli abbiamo presentato, l’autore ci ha illustrato com’è nato il libro. Egli ha detto che ha incontrato Nawal la prima volta a Milano, in occasione di una conferenza sull’accoglienza da lei tenuta e poi egli si è recato alcune volte in Sicilia per vederla in azione.
Mi ha colpito molto quando Biella ha detto che Nawal non vuole essere chiamata angelo perché lei fa solo quello che dovremmo fare tutti: rispondere al grido di chi ha bisogno.

Ha presentato Nawal come una persona determinata, combattiva e molto coraggiosa perché alcune volte, rispondendo alle chiamate dei profughi , sa che dall’altra parte del telefono ci sono proprio gli scafisti, per cui deve stare molto attenta. L’autore ci ha anche fatto vedere un video in cui Nawal stessa ci parla ed abbiamo sentito la sua voce. Quello che ci ha colpito è che si tratta di una ragazza normalissima ma che ha dentro di sé una tale forza da averla resa speciale: grazie a questa forza tanti profughi ce l’hanno fatta. Infatti Daniele Biella ha raccontato di una telefonata, a cui ha assistito personalmente, in cui un profugo, grazie a Nawal, era riuscito a raggiungere la Svezia e lì aveva potuto cominciare una nuova vita.
Sono rimasta anche molto impressionata non solo dalla disponibilità dell’autore, l’incontro si è protratto fino alle 20.00, ma soprattutto dalla sua sensibilità nell’affrontare il tema dell’immigrazione e per aver detto che, nell’ascoltare i racconti drammatici ma anche tante volte a lieto fine di Nawal e nello scrivere il libro, si è emozionato e ha pianto tante volte.

L’incontro si è concluso con una frase bellissima dello scrittore Tahar Ben Jelloun: “Siamo sempre lo straniero di qualcun altro”. E questo è vero perché a tutti noi può capitare di essere considerati stranieri rispetto agli altri: anche semplicemente entrando in un gruppo di amici già formato o in una nuova classe dove, tranne noi, si conoscono tutti, possiamo sentirci stranieri. Questo ci deve aiutare a farci capire come possano sentirsi gli immigrati che vengono nel nostro paese. Hanno lo stesso disagio e vorrebbero vedere una mano tesa verso di loro come la vorremmo noi. D’altra parte penso che anche noi possiamo diventare delle piccole Nawal, anche solo aiutando un compagno in difficoltà.

Emanuela Pepe, III media

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