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Inaugurazione dell’anno scolastico al campo ROM

Mi sento fortunata ad essere qui oggi al campo rom di Bari per l’inaugurazione dell’anno scolastico 2013/14, organizzata dall’Ufficio Scolastico Regionale.

Arrivati al campo, dei ragazzi dello staff ci accompagnano nel luogo che ci è stato assegnato come spettatori di una giornata in cui noi ragazzi siamo protagonisti. Dopo qualche minuto passato seduti ad aspettare, la professoressa Maurogiovanni ci fa una proposta che è subito accettata da tutti. Così ci alziamo ed andiamo a conoscere una famiglia del campo.

Ci siamo avvicinati a queste donne vestite tutte in modo simile, con delle gonne ampie e tessuti semplici, che davano un senso di povertà contrastato però dalla vivacità dei colori, abbellite dai loro semplici ma sinceri sorrisi di chi non ha niente ma ha tutto . E’ stato bello avere un punto d’incontro con qualcuno umile, con qualcuno che non ha beni materiali ma può offrire tanto dal punto di vista umano.

Noi, infatti, abbiamo tutto, quelle povere donne magari ci invidiano perché noi non abbiamo la paura di rimanere senza cibo, non dobbiamo combattere contro degli stupidi pregiudizi ma, invece, sono io ad invidiare loro perché io, che ho tutto, sono sempre triste e voglio sempre qualcosa in più. Loro invece sono felici hanno il sorriso stampato sul volto e ringraziano sempre per quel poco che hanno.

Dopo questo incontro di culture e pensieri differenti aspettiamo con ansia che cominci lo spettacolo!

Enzo Quarto, il giornalista, riflette sulla strage di Lampedusa e ci invita ad alcuni minuti di silenzio per ricordare la morte di poveri innocenti che cercavano solo la libertà: subito dopo le danze sono aperte dalla scuola San Domenico Savio di Barletta che si esibisce sulle note dell’inno di Mameli. La giornata è a animata da canti, balli e rappresentazioni teatrali.

Mi ha colpito molto il discorso di Daniel Tomescu che, facendo gli onori di casa, ringrazia il Comune di Bari e il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola per aver donato alla sua gente questo pezzo di terra.

La cosa che mi ha colpito di più è stato sentirlo dire che loro vogliono lavorare, vogliono liberarsi dalla vergogna di chiedere l’elemosina. Per questo hanno aperto una piccola cooperativa anche se è difficile lavorare per colpa della crisi ma ancor di più a causa delle discriminazioni. A riallacciarsi al problema delle discriminazioni è il Presidente Vendola che a gran voce dichiara che noi siamo tutti fratelli, che siamo tutti uguali che non dobbiamo avere paura dei bambini rom, non dobbiamo considerarli diversi da noi, un pericolo, dobbiamo lottare perché la gente capisca che siamo tutti uguali.

E’ vero dobbiamo lottare per la fratellanza e dobbiamo considerare la diversità tra i due popoli come un dono: l’uomo, la donna, il bambino diverso da noi non è un pericolo, anzi secondo me è un arricchimento, l’incontro di due culture diverse è un arricchimento reciproco, non importa se preghiamo in modo diverso perché preghiamo sempre lo stesso Dio, non importa se abbiamo vestiti diversi, se parliamo lingue diverse, non importa la diversa etnia: noi siamo tutti figli di Dio e quindi fratelli.

Toccanti anche le parole del vicario del Vescovo che legge il discorso di Papa Francesco sul disastro di Lampedusa. Vari interventi hanno animato questa giornata, che, aprendosi con l’inno di Mameli non poteva non concludersi con “l’Inno alla gioia”, quasi a sottolineare il sentimento di unione e fratellanza, pur nel rispetto delle diverse provenienze e delle diverse culture, che ci deve animare: ogni persona è chiamata a cooperare per un mondo in cui tutti abbiano la possibilità di vivere in pace ed in serenità.

Alessandra Maria Colangiuli, III media

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