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Bari: inaugurazione dell'anno scolastico al campo ROM di Japigia

Una giornata...diversa

Il 4 ottobre la mia scuola, insieme ad altre della città e della Regione, è stata invitata al campo Rom di Japigia per l'inaugurazione dell'anno scolastico, con lo scopo di eliminare i pregiudizi e di accogliere queste famiglie con fratellanza e pace.

Bambini che corrono, adulti che passeggiano, famiglie che parlano e ridono come se nulla fosse: questo è ciò che ho visto entrando in quel campo.

Eravamo un po' tutti spaventati e sorpresi ma, entrando, per me tutto è cambiato, solo guardando sono spariti i pregiudizi.

Ho visto scene che forse non avrei neanche immaginato di vedere; loro sono felici, nonostante il fatto di non essere accettati e certe volte di non poter mangiare, loro ridono, giocano, scherzano e noi invece ci lamentiamo di non avere un i-phone e vestiti firmati. C'è tanto da imparare da loro ed è bello sapere che l'occasione di conoscerli ci viene data dalla scuola.

In attesa che inizi l'evento abbiamo l'occasione di conoscere una famiglia Rom: usano vestiti simili tra loro, gonne lunghe e colorate con magliette semplici e questo meraviglioso sorriso sulle labbra.

Dopo qualche minuto ritorniamo nella posizione a noi assegnata e lo spettacolo inizia con una riflessione di Enzo Quarto, seguita dall'inno di Mameli, cantato dalla scuola San Domenico Savio di Barletta, si continua con balli e canti che uniscono gli usi e i costumi italiani con quelli dei Rom. Tutto si conclude con l'Inno alla Gioia di Beethoven.

La parte più bella della cerimonia è stato il discorso di Daniel Tomescu, capo Rom.

"Abbiamo accettato con felicità questo pezzo di terra, salvando tutti i bambini dai semafori". Queste sono state le sue parole. Sono consapevoli di essersi intromessi nella nostra patria e sono anche consapevoli del fatto che a molte persone la loro presenza possa dare fastidio; ma chiedono solo di vivere serenamente, di poter lavorare per mangiare. LA VITA E' UN DIRITTO!

Un altro discorso che mi è piaciuto molto è stato quello di Nichi Vendola: ci spiega che nel momento in cui noi giudichiamo diventiamo ignoranti e questa ignoranza è pericolosa.

Beh, ha perfettamente ragione; non è il colore della pelle o la lingua che si parla che rendono superiore una persona. Possiamo imparare molto da loro; è bello potersi confrontare e conoscere varie etnie. Perchè dobbiamo sprecare queste occasioni giudicando queste famiglie?

Se fossimo noi nella loro situazione sicuramente non saremmo tanto felici da emarginati e quasi senza tetto. Ogni tanto dovremmo provare a chiederci: SE QUELLO CHE FACCIO IO A LORO VENISSE FATTO A ME COME MI SENTIREI?

Andrea Carlotta Romano, III media

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