Esaminate ogni cosa e trattenete ciò che è buono Paolo di Tarso
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Salviamo i bambini dalla pubblicità

Presentazione dei lavori di Federica Milella e Noemi Straziota, alunne del Liceo "Bianchi Dottula" di Bari Coordinamento a cura della prof.ssa Caterina Andriano

E come diceva Italo Calvino “Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto”. Allo stesso modo io ho cercato di descrivere qualcosa di cui tutti sanno ma nessuno ne è a conoscenza.

Mi chiamo Federica Milella, studentessa del Liceo delle Scienze Umane Bianchi Dottula di Bari, ho partecipato alla seconda assemblea nazionale del Forum Bambini e Mass Media che si è tenuto il 4 novembre u.s. presso il Palazzo della Città Metropolitana (BA), un incontro particolarmente stimolante che mi ha permesso di riflettere molto sulla necessità di ricercare una comunicazione che illumini il mondo con la bellezza delle parole, consapevole di formare, nelle nuove generazioni, menti e coscienze e che si preoccupi della buona educazione sempre.

Il concorso “Salviamo i bambini dalla pubblicità”, indetto con l’intento di rendere proficuo ciò che è stato appreso durante l’incontro, mi ha dato l’opportunità di esprimere ciò che penso a riguardo e sensibilizzare tutti coloro che, a vario titolo, lavorano sul comune obiettivo della difesa e della promozione dei diritti dei bambini e ragazzi ad essere educati all’uso deimedia.

Nel mio breve racconto la destinataria è una fanciulla di 11 anni (circa), spaesata e confusa da tutto ciò che la circonda. Come un mentore, il mio compito sarà quello di raccontarle come tutto è cambiato e quanto sarebbe belloritornareversolavitaapertacheescludequalunque impiego della bellezza come strumento di inganno o di dominio. Concludo con una citazione di Milan Kundera chesintetizzailsensodelmiolavoro:”L’uomoattraversa il presente con gli occhi bendati. Può al massimo immaginare e tentare di indovinare ciò che sta vivendo. Solopiùtardiglivienetoltoilfazzolettodagliocchielui, gettato uno sguardo al passato, si accorge di che cosaha realmente vissuto e ne capisce ilsenso”.

 

Corri bambina...

 

Ehi bambina, avvicinati, voglio raccontarti una storia..

Qui non è sempre stato come lo vedi, un tempo era tutto diverso.

Un tempo non c’era tutta questa tecnologia e il pranzo e la cena erano sacri, un momento unico in cui raccontarsi la propria giornata e ringraziare il Signore per il cibo e il buon vino da condividere. La televisione era un evento raro, e, se presente in casa, la si accendeva solo nelle occasioni speciali, quando grandi gruppi di famiglie si riunivano nella casa del fortunato possessore e osservavano qualcosa di straordinario: un uomo e una donna piccolissimi racchiusi in una scatoletta di plastica e legno.

Gli innamorati componevano lunghe lettere dove raccontavano della loro vita; scrivere li aiutava ad amare un po’ di più, ad aprirsi con l’atro, a provare emozioni. Non c’era la necessità di sentirsi ad ogni ora del giorno, l’uno apparteneva all’altra e questo già bastava. Relazioni suggellate dalla determinazione di raggiungere obiettivi, creare nuovi progetti e realizzare grandi sogni, talvolta separati ma vicini con il cuore.

La domenica tutta la famiglia si riuniva davanti ad una lunga tavola e dopo pranzo, bevuto il caffè, i nonni seduti su soffici poltrone raccontavano della loro infanzia durante la guerra e la loro fortuna nell’essere sopravvissuti, quando tutto si apprezzava e non era lecito buttare neanche un rancido pezzo di pane.

I giovani, terminate le ore di lezione, a scuola, correvano al parco a fumare una sigaretta e ad ascoltare buona musica, non si avvertiva la necessità di fare grandi cose, l’unico bisogno era quello di stare con qualcuno e condividere un pomeriggio pieno di discorsi intensi che spaziavano dalla politica all’economia, dall’amore al tradimento, dai propri doveri alla libertà.  Alla base di tutto ciò c’era una comunicazione che poneva in relazione chiunque avesse qualcosa da dire, una storia da narrare; una comunicazione pulita, sana, idealistica. Quando ancora le discoteche aprivano una volta alla settimana, quando i parchi erano più affollati dei pub.

Le bambine come te giocavano spesso con le bambole, si divertivano a vestirle ed a creare lunghe storie d’amore, storie felici che terminavano con solo un lieto fine. Non avevano bisogno di cellulari o computer per inventare una favola, ma interagivano con le loro amiche, creandone di più belle, più vere. Quando ancora le ragazze non erano acconciate come star, quando ancora i concorsi di bellezza non si rivolgevano ad un platea di minori, quando la pubblicità per vendere una barbie esponeva solo il prodotto e non una bellissima bambina stereotipata dai capelli biondi e le labbra truccate.

I bambini invece avevano sempre un pallone fra le mani, correvano veloci per le strade, sceglievano la piazzetta più grande del paese e iniziavano una lunga partita di calcio che non sarebbe finita neppure per l’ora di cena. Non importava il “fuori gioco” non calcolato o qualche fallo non preso in considerazione; l’importante era stare insieme con i compagni per condividere con loro   la gioia di un momento ludico spensierato. Quando lo sport non creava fazioni distinte ma univa, animato dallo spirito di un sano agonismo, quando i social media non istigavano alla discordia, alla lotta, al dominio,… alla morte, al blue whale!

Le ragazze non si truccavano molto e le loro unghie non erano mai troppo colorate, i loro vestiti mai troppo appariscenti e corti. Prima le ragazze erano semplici, sensibili ed amorevoli, ancor quando  non si riteneva che  la donna fosse solo un corpo, quando la femminilità non era oggetto di mercificazione e il nudo era un po’ più intimo perché non serviva a vendere macchine o bikini.

Stai attenta bambina e non credere a tutto ciò che vedi, non hai bisogno di spogliarti per dimostrare di avere un bel corpo, non hai bisogno di seguire sempre la pubblicità per sentirti accettata dal gruppo dei pari, non hai bisogno di una taglia 40 per sapere di essere bella.

La strategia commerciale   è soltanto quella di far scaturire in tutti noi la necessità di qualcosa di cui, in realtà, non abbiamo bisogno per indurci all’ acquisto, orientando così le nostre scelte spinte, spesso, dalla fretta e dall’ improvvisazione. E’ così che da persone, esseri umani, ci trasformiamo in semplici e passivi consumatori, che comprano senza neanche saperne il perché.

Questo non è un gioco pulito, perché mira a colpire la nostra sensibilità mettendo a punto ciò che più ci può emotivamente destabilizzare e così tutti scelgono la strada più semplice e veloce, quella del sensazionalismo, colpendo il nostro inconscio, imponendoci come essere.

Quella che ti ho narrato non è un’utopia ma semplicemente la storia di un’epoca. Oggi più che mai devi ascoltarmi, bambina, mantieni vivo il senso della meraviglia. Non respingere lo stupore. Fa in modo che la tua meraviglia non si esaurisca mai. Sii sempre disponibile alla sorpresa. Non valutare le cose in base a quello che sai già. Sappi cogliere il quotidiano nella sua freschezza originaria; l’essere è incredibile, ineffabile e pieno di novità. Nella meraviglia nulla è dato per scontato. Stupisciti del fatto che sei viva, che gli altri sono vivi, che il mondo c’è. Scoprirai l’inatteso e farai i complimenti a Dio.

Corri bambina, racconta a tutti i tuoi amici quello che ti ho detto, la bellezza salverà il mondo, voi salverete quel sogno…….

Federica Milella


“Ha scritto un libro, ma è per bambini:” spesso ci troviamo a dire queste parole, come se scrivere per l’infanzia fosse un segno di infantilismo, o la rinuncia a scrivere cose “più serie”. Come se un buon racconto per ragazzi potesse essere scritto da chiunque, e avere meno idee, meno storia, meno bellezza, meno tutto. Così ho pensato di presentare una breve scrittura teatrale per l’infanzia, unica e vera, dove tutto è pensato per farti diventare come sei, esattamente così: come nessuno. Ispirandomi ad alcune fiabe di Andersen ho diviso la mia pièce teatrale in quattro atti con l’intento di sensibilizzare i giovanissimi sugli effetti negativi che derivano da un uso spropositato di device tecnologici   per riscoprire, il piacere dello “stare insieme” e, recuperare, così, i valori e le sicurezze che caratterizzavano la società di un tempo. Ignoranza, impotenza, frustrazione sono le condizioni dell’uomo contemporaneo. Anche il progresso tecnologico si è sviluppato sempre più velocemente lasciando indietro lo sviluppo delle coscienze, dei rapporti umani e uno dei primi effetti di questa nuova società è la paura della solitudine, il bisogno di non sentirsi soli.  Il rischio è quello che molti hanno lamentato, cioè l’incapacità di provare emozioni!


Ritorno alle origini

 

Primo atto

(In una grande villa, un bambino di fronte ad una grande TV)

TV: siete pronti ragazzi, sta arrivando il nuovo fantastico gioco, che vi farà impazzire, correte e fatevelo comprare!

(Sebastian si alza e corre dalla mamma in giardino)

Sebastian: Mamma! Mamma! È uscito un nuovo gioco, me lo compri? Ti prego è fantastico, lo voglio!

Mamma: Ma perché, invece di stare sempre davanti a quella tv, perché non vai a giocare con gli altri bambini al parco.

Sebastian: che noia, ho capito ritorno dentro.

(Sebastian rientra, si siede sul divano e ricomincia a guardare la tv)

Sebastian: che noia che è mamma, mai una volta che mi dica un sì per comprare un gioco nuovo.

(Appare un vecchio dietro Sebastian)

Ananke: Sebastian, vieni con me ti devo mostrare una cosa, Sebastian.

Sebastian: che strano vecchio, con quella pelle bianca, che occhi vuoti, e che strana voce serpentina. Mi fa paura.

Ananke: Sebastian, vieni.

(Il bambino si alza e come sonnambulo segue il vecchio fuori casa)

 

Secondo atto

(Un’ immensa brughiera, Sebastian si sveglia)

 

Sebastian: dove sono? Dov’è casa mia? Ma la ci sono dei bambini.

(Sebastian si avvicina a loro)

Bambini: dai prendi la palla! Forza, calciala!

Sebastian: ciao, scusate ma dove siamo?

Bambini: come dove siamo? Siamo Nell’Immensa Foresta. Ma come sei vestito strano, non sei di queste parti o sbaglio?

Sebastian: no, vengo dalla città, voi sapreste indicarmi dov’è?

Bambini: Città? cos’è una città?

Sebastian: è un luogo pieno di grattacieli, e…. molta tecnologia, dove vivono tanti individui!!

Bambini: un luogo antropizzato ……. Giocate mai  a palla?

Sebastian: no, assolutamente.

Bambini: giocate a nascondino?

Sebastian: no, assolutamente. Noi giochiamo con cellulari, tablet, computer games e vediamo molta TV.

Bambini: ma non ti annoi e non ti senti un po’ solo?

Sebastian: no, sono giochi fantastici e poi io odio la natura.

(Sebastian si sente afferrare dalle caviglie e cade a terra)

Sebastian: cosa sta succedendo? Dove mi state trascinando? Dei rami mi stanno portando via? Ma perché?!! Mi stavo divertendo con quei bambini!

(Si ritrova di fronte a una porta bianca che si apre all’improvviso e i rami trascinano dentro Sebastian e la porta si chiuda alle sue spalle)

 

Terzo atto

(Una stanza bianca con molti monitor, un uccellino in gabbia, Sebastian è legato ad una sedia, costretto a guardare la TV, un uomo di mezza età vestito elegantemente)

 

Uomo: Ciao, bambino.

Sebastian: tu chi sei? Lasciami andare!  (Dimenandosi)

Uomo: io sono il futuro,    sono il monopolio dell’informazione,

sono colui che conquisterà la società, sono pubblicità occulta e ingannevole che tiene schiavi tutti gli uomini. . L'Homo videns è incapace di astrazione, sa solo di quello che vede alla TV.

Sebastian: ma la giustizia, la libertà, i diritti sono concetti astratti, come faccio a rappresentarli in immagini?“  Cosa vuoi da me?

Uomo: io voglio qualcosa da te? (Risata..) non mi interessa niente di te.

Uccellino: sei finito in un bel guaio dicendo quella cosa.

Sebastian: quale cosa????

Uccellino: che odi la natura, minaccia e idillio anche nell’arte e nella letteratura

Sebastian: tu sai come uscire da qui?

Uccellino: si, ricercando la verità che è possibile soltanto se parliamo chiaramente e semplicemente ed evitiamo tecnicismi e complicazioni non necessari. Dal mio punto di vista, la mancanza di chiarezza è un peccato e la pretenziosità è un delitto.”

 

Scrittura Teatrale

Ma adesso ce ne siamo dimenticati, cadendo nelle trappole retoriche del linguaggio mediatico che ci ha riempito di lusinghe, facendoci entrare in una prigione, togliendoci il libero arbitrio e incatenando i nostri cuori all’odio e all’individualismo.

Quarto atto

(Casa di Sebastian, il bambino si sveglia sul divano con la TV accesa)

Sebastian: che strano sogno, sembrava quasi vero.

(Vede il signore anziano dietro di lui che va via lentamente)

Tv: comprate il nuovissimo cellulare…

Sebastian: ma stai zitta (spegne la TV) mamma, io vado a giocare al parco!

Mamma: ma come?? Mi hai detto che non volevi uscire all’aria aperta ?!!

Sebastian: ho cambiato idea, ci vediamo dopo. (Esce di casa)

Mamma: okay, ciao.

(Escono tutti, si spengono le luci, si accende solo una al centro del palco entra il vecchio)

Ananke: la vita umana è tale proprio perché intessuta di valori che perseguiamo e disvalori che rifiutiamo, e che questo "tessuto di valore" ci viene fornito dal linguaggio. Non è ancora troppo tardi per destarci!

 

Noemi Straziota

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