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C’è una carità della comunicazione?

Non c’è peggior sordo di chi vuol vociare oltre il fragore delle cascate.

Enzo Quarto

Non c’è peggior sordo di chi vuol vociare oltre il fragore delle cascate. Ero nei pressi di Tarso in Turchia quando ho pensato questa frase, durante un pranzo conviviale in cui il vociare della tavolata cercava di sovrastare, senza riuscirci, l’irruenza delle acque. Andava concludendosi il pellegrinaggio sulle orme di Paolo, l’apostolo laico, che l’UCSI Puglia ha promosso nei giorni scorsi, occasione importante per conoscere meglio il suo apostolato rispetto alla “furtività” con cui lo affrontiamo nelle parziali letture delle celebrazioni domenicali. E mi chiedevo che senso avesse quella frase che occupava i miei pensieri?

Paolo afferrato da Cristo, diventa uomo libero nella fede. Ma se la Grazia di Dio ci afferra e ci rende liberi nella fede, è l’agire nella carità che ci completa come cristiani. “La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si compiace della verità. (1 Corinzi 13, 4-5-6)”.
E la domanda che andava occupando i miei pensieri, più dirompente che mai, era: c’è una carità della parola, una carità della comunicazione che renda attuale il nostro agire di giornalisti e di comunicatori “afferrati da Cristo” in un mondo contemporaneo crossmediale succube dell’ipertecnologia pseudo-onnipotente e di un “vociare” che pare non aver limiti?

“La carità non abbia finzioni: fuggite il male con orrore, attaccatevi al bene. (Romani 12, 9)”. Le parole dell’apostolo laico in questa chiave sono illuminanti. “Perciò, bando alla menzogna: dire ciascuno la verità al proprio prossimo; perché siamo membra gli uni degli altri. (Efesini 4, 25). Nessuna parola cattiva esca più dalla vostra bocca; ma piuttosto parole buone che possano servire per la necessaria edificazione, giovando a quelli che ascoltano. (Efesini 4,29). Scompaia da voi ogni asprezza, sdegno, ira, clamore e maldicenza con ogni sorta di malignità. (Efesini 4, 31)”.
Una comunicazione impregnata di carità cerca dunque di esprimere la verità innanzitutto, ma non può fare a meno di esprimersi con un linguaggio di gioia che sia compreso e condiviso da tutti. “Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora rallegratevi. La vostra affabilità sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino. (Filippesi 4, 4-5). In conclusione, fratelli, tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri. (Filippesi 4,8)”.

Ed ecco che le parole del nostro comunicare quotidiano, fatto di cronaca, di critica e di considerazioni debbono arricchirsi della responsabilità, che l’essere stati “afferrati da Cristo” impone: “Badate però che questa vostra libertà non divenga occasione di caduta per i deboli. Se uno infatti vede te, che hai la scienza, stare a convito in un tempio di idoli, la coscienza di quest’uomo debole non sarà forse spinta a mangiare le carni immolate agli idoli? Ed ecco, che per la tua scienza, va in rovina il debole, un fratello per il quale Cristo è morto! (1 Corinzi 8, 9-10-11)”.

Ogni parola ha una eco, una ricaduta, un riflesso d’attenzione. Dunque la carità non è semplicemente un gesto, è un atteggiamento con cui ci si predispone verso gli altri. Anche la parola si fa dono agli altri, gratuita, perché gratuita è stata la Grazia del Signore per noi.
Nel “vociare” dominante del nostro tempo, che cerca di sovrastare ogni ascolto, ecco che la parola può riuscire a ridare l’ascolto. Una parola che sappia stupire, che attraverso la relazione tra fratelli consenta a tutti di lasciarsi convertire e “captare” come antenne la Grazia di Dio. Una parola che sia fonte di bellezza così come la Grazia stessa.

Siamo chiamati, da “afferrati da Cristo” come Paolo di Tarso, attraverso l’uso della parola a non consentire che il “vociare” sovrasti l’ascolto di Dio.

Enzo Quarto
Presidente UCSI – Puglia
enzoquarto@fastwebnet.it
Bari 13 maggio 2013

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