Esaminate ogni cosa e trattenete ciò che è buono Paolo di Tarso

"Istruzioni per vivere la vita":
Presta attenzione.
Stupisciti.
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– Mary Oliver

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Scritti vari

21 anni: la mia gioventù

Per me essere giovane vuol dire stare con la famiglia e stare con la mia ragazza, costruire una mia famiglia, trovare casa e sposarmi per cambiare vita.

Ho conosciuto una ragazza meravigliosa e dopo 5 mesi siamo scappati perché i suoi genitori non volevano si fidanzasse perché è troppo piccola: siamo stati una settimana tranquilli e felici, lontano da tutti. Stavamo a casa di un amico. Andavamo al mare, all’acqua park, giocavamo a burraco, la mattina andavamo al bar a fare colazione. La cosa che mi è piaciuta di più è stata dormire con la ragazza che amo veramente.

Poi mi ha chiamato suo padre per parlare con calma. Io ho promesso di trattarla bene, avrei continuato a lavorare come muratore e gli ho detto che lei è la mia vita. Alla fine si sono convinti. Dopo un mese sono andato a casa loro e mi hanno trattato come un figlio.

Adesso mio suocero sta malissimo perché sono qui e penso di aver perso la sua fiducia. Quando uscirò vorrei andare in Svizzera perché lì c’è un altro modo di vivere e c’è lavoro.

Io sono giovane e sono in carcere (e sto malissimo) per una stupidata fatta con un amico.

Valentino

 

Sport: bastano un paio di scarpe, dei pantaloncini e dei calzettoni

Da quando ero bambino ho sempre giocato a calcio e ancora oggi per me è un interesse. Mi fa star bene. Ci divertiamo tra compagni, fa bene alla salute e soprattutto mi tengo in forma. Qui dentro bastano un paio di scarpe, dei pantaloncini e dei calzettoni. E a chi non ce li ha, ci pensano gli altri. Perché siamo abituati ad aiutarci a vicenda.

Studiare qui dentro ci aiuta ad essere più aggiornati ed anche ad essere un buon esempio per i nostri figli. Allo studio tengo molto, soprattutto per i miei figli che non devono fare i miei stessi sbagli. Io cercherò in tutti i modi di star loro dietro e di essere un buon padre.

Ivan

 

Il mio futuro dipenderà da me, dalla mia volontà. Dagli errori si impara, la vita ogni giorno ti insegna qualcosa.

Immagino il mio futuro migliore di oggi. Vi domanderete perché… stando in un posto pieno di sofferenza, dove si perde tutto, ho deciso di cambiare e cercare di far capire a chi vuole prendere una “brutta strada” che stare qui non ti dà la possibilità di vedere tutte le cose belle che ci sono fuori: non hai la possibilità di vedere crescere i tuoi figli, stare vicino nei momenti più importanti della loro crescita, trasmettere tutto l’affetto di cui hanno bisogno. Anche se nella vita abbiamo fatto degli errori, non vuol dire che non è possibile cambiare: dagli errori si impara, la vita ogni giorno ti insegna qualcosa. So che il mio futuro dipenderà da me, dalla mia volontà.

Giuseppe

 

Figli, vorrei vederli lavorare onestamente e costruirsi una famiglia

Essere padre per me non è stato semplice e vi spiego perché. Sono diventato padre all’età di 16 anni, a 23 anni ho avuto due gemelli e a 24 anni ho avuto un’altra bambina con una seconda moglie. È stato complicato seguire i miei tre figli che stavano con la mia ex moglie ma con l’aiuto della mia attuale compagna, abbiamo affrontato tutte le difficoltà.

Nonostante i problemi con la giustizia e le tante difficoltà, ho insegnato ai miei figli il rispetto.

Sono orgoglioso che tutti e quattro vanno d’accordo tra loro e spero che abbiano una vita migliore della mia: vorrei vederli lavorare onestamente, costruirsi una loro famiglia, vivere in totale serenità. Perché questo servirà a dare una vita sana ai loro figli.

Michele

 

Libertà, dimostrerò la mia verità

La mia vita è stata sconvolta da un giorno all’altro: dalla vita libera ad essere rinchiuso in carcere. Senza sapere perché.

Quando ero fuori avevo un lavoro, vivevo la mia vita con la mia famiglia, vedevo i miei tre figli andare a scuola…

Oggi sono qui perché mi chiamo “Giuseppe” e devo dimostrare la mia verità. Mi fa rabbia vivere come in un punto interrogativo. Non so se vedrò crescere i miei figli…ma non mi arrendo…

Giuseppe

 

Mia figlia non mi ha mai perdonato.

La mia storia di padre inizia con la nascita di mia figlia: una gioia immensa, indescrivibile. Ho iniziato questa esperienza dedicandomi a lei in tutto.

Ricordo che cresceva a vista d’occhio. Le insegnavo i suoi primi passi, le sue prime parole. Iniziavano i miei pensieri sul suo futuro. Ho sempre cercato di essere presente nella sua vita. Dedicavo il mio tempo nel farle conoscere i pericoli che bisogna affrontare. Il mio lavoro impegnava molto tempo della giornata, ma io la cercavo appena avevo un attimo libero.

È cresciuta senza che me ne accorgessi.

Avevamo un rapporto idilliaco. Ricordo che quando entravo in casa, lei correva verso di me, la prendevo in braccio e la stringevo forte a me.

La vita mi ha donato questa grande gioia, io non l’ho saputa assaporare come dovevo. Ad un certo punto il mio lavoro non andava più bene. Non ero più presente per lei, mi vedeva poco e niente, ed io non mi rendevo conto di ciò che stavo combinando.

Fino a quando sono uscito di casa e non sono tornato più. Aveva otto anni e quando mi chiedeva “Papà, quando torni?” non ho avuto il coraggio di dirle la verità. Lei è cresciuta e il nostro rapporto si è distrutto.

Non mi ha mai perdonato.

Ho sempre cercato di farle capire che avevo sbagliato, chiedevo il suo perdono. Non è arrivato. Così ho continuato a commettere errori su errori e lei si è allontanata sempre di più. Non è servito e non serve continuare a prometterle che cambierò.

Da quando sono detenuto non mi ha mai scritto, di venire a trovarmi non se ne parla proprio. Non la condanno: è giusto che sia così.

Ma ora è giunto il momento di fare un passo serio: ricostruirò quello che ho distrutto, in maniera seria e responsabile, costante.

Come ogni genitore deve fare.

Francesco

 

La famiglia: vivere in semplicità sulla via del bene.

Tutta la confusione che c’è intorno (droga, omicidi, rapine…) dipende, secondo me, anche dalla famiglia: quando la famiglia è sana, è meno probabile che accada qualcosa di brutto.

Ma oggi il valore della famiglia si è perso, anche per colpa della televisione che dà cattivi esempi e inganna chi la vede.

Per me l’amore della famiglia è importante. Quando due giovani si incontrano, si innamorano, è importante amare anche le loro famiglie, mantenere ferma la fede in Dio. Se questo avviene, la nuova famiglia è forte e dura a lungo, i figli sono seguiti e non rischiano di prendere cattive strade, si vive in semplicità sulla via del bene.

Se la famiglia è sana, anche la società sarà sana.

Rocco

 

Carcere: dentro ogni piccola cosa ha un grande valore.

Negli anni ’90 ho conosciuto una ragazza che è diventata subito mia moglie. Nel 1991 è nata la mia prima figlia, poi è nato il maschietto. Eravamo una famiglia ed eravamo contentissimi. Io lavoravo e non ci mancava niente.

Nel 1999 ho commesso uno sbaglio e ho passato 20 giorni in carcere. Ho pensato molto in quei giorni e mi sono fatto la promessa di non commettere più reati. Sono tornato a casa e nel 2001 è nato il mio terzo figlio. Eravamo contenti. Gli anni passavano felici. Ora sono qui solo perché i miei cugini sono delinquenti.

Questa lontananza dalla mia famiglia ci sta facendo stare troppo male. Ma io non sono preoccupato per me: penso a mia moglie e ai miei figli, ai miei genitori che soffrono. Con mia moglie e i miei figli ci scriviamo tutti i giorni e per fortuna ci sono i colloqui tutte le settimane. I miei figli si preoccupano per me.

Quando si sta fuori, non si dà valore alle cose ma quando si sta qui dentro, ogni piccola cosa ha un grande peso. Speriamo che tutto questo finisca presto…

Felice

 

La forza interiore che ho scoperto qui in carcere grazie ad un amico

La mancanza di libertà non è solo stare chiuso materialmente in carcere, ma sentirmi imprigionato nei miei stessi pensieri.

Per qualche istante sogno ad occhi aperti e mi sembra di raggiungere con un passo tutti i miei obiettivi: mentre disegno, mentre faccio le piccole cose di ogni giorno.

Ma poi basta uno schiocco di dita per tornare di nuovo con i piedi per terra e rendermi conto di tutto quello che c’è intorno a me, di quello che sono e quello che diventerò.

E mi rendo conto che sono prigioniero dei miei desideri. Vorrei diventare un artista ed esprimere attraverso il disegno i miei pensieri, le mie emozioni, le delusioni e la forza interiore che non pensavo di avere e che ho scoperto qui in carcere grazie ad un amico.

Un giorno spero di diventare come lui, che c’è sempre quando ho bisogno. E come oggi lui aiuta me, un giorno sarò io ad aiutare qualcun altro ad uscire dalla sua “prigione”…

Pasquale

 

È bello diventare ed essere un “papà”.

Nella mia vita da ragazzo non vedevo l’ora di diventare papà. Un giorno conobbi la mia compagna che era già madre ma non diedi molta importanza a questa cosa. Da quel momento, quella bambina mi chiamò “papà”.

Sono nati altri figli e mi sono sforzato di trattarli tutti ugualmente. È bello quando tornano da scuola e mi raccontano cosa hanno fatto, la sera, quando mi ritiro dal lavoro, mi aspettano per fare i compiti e dopo giochiamo tutti insieme. La domenica vanno in chiesa e poi li porto al maneggio o a fare un giro. Ogni tanto mi fanno arrabbiare ma poi mi passa quando mi chiamano “papà”.

Ora che sono qui, li vedo raramente perché vanno a scuola. Ma non vogliono fare i compiti senza di me e a me dispiace tanto.

Quando vengono si mettono a piangere e fanno piangere anche me. Quando uscirò, spero che tutto ritorni come prima. Non vedo l’ora di tornare a stare tutti insieme, ridere e giocare e recuperare il tempo che sono stato in carcere.

È bello, comunque, diventare ed essere un “papà”.

Carlo

 

Padre dal carcere

Un padre per i propri figli fa qualunque cosa. Essere un papà in carcere non significa non seguire più i propri figli, ma trovare altri modi per stare vicino a loro. Mia moglie mi tiene sempre aggiornato. So che il piccolo non vuole andare a scuola per venire a trovarmi. Ma io gli dico che la scuola è importante per imparare e avere qualche opportunità in più nel lavoro.

Mio figlio più grande continua a lavorare e aiuta la famiglia. Lo ringrazio per il suo impegno.

Non vedo l’ora che finisca tutto questo per riprendere la nostra vita insieme. Io non perdo la fiducia e la speranza in un futuro diverso..!

Carmine

 

I pregiudizi, prigionie fuori da queste sbarre

Non sono solo prigioniero in carcere, ma molte volte lo sono anche fuori da queste sbarre, per i pregiudizi della gente. Io non do tanto peso ai pregiudizi, riesco a farmi scivolare tutto.

Fuori non mi sento sempre libero di fare quello che vorrei, così mi rifugio in discoteca per evadere, fuggire dalla realtà, non pensare a tutto quello che mi viene negato.

Quando vedo che sta spuntando l’alba, il solo pensiero di ritornare alla realtà mi fa venire l’ansia. Però mi faccio forza e vado avanti perché so che un giorno riuscirò a navigare nei mari. Mi piacerebbe diventare un nostromo e lasciare che tutti i miei pensieri prendano il largo insieme alla mia nave…

Domenico

 

Stare lontano dai figli è la più grande punizione

Sono un padre di due bambine di quindici anni che amo alla follia. Tutto parte da loro: sono la mia energia, il mio stimolo alla vita, la mia speranza, il mio futuro. E non vedo l’ora di tornare insieme a loro e recuperare il tempo perso perché non vivo senza di loro.

Da quando sono qui, le vedo solo una volta la settimana: troppo poco. E non nascondo che quando faccio il colloquio con loro i ruoli si ribaltano: sono loro che mi danno coraggio, forza e consigli. Mi piace ascoltarle perché ai miei occhi sembrano più grandi, più responsabili. Quando invece dovrei essere io a dare consigli a loro. Dovrei essere il padre che dà il coraggio, la forza ai propri figli. Come faccio fuori, prendendomi cura di loro in tutto e per tutto. Solo io so quanto soffro per non essere lì con loro, sentendomi in colpa per averle, in un certo senso, abbandonate. Sentendomi inutile.

Stare lontano dai figli è la più grande punizione che si può dare ad un uomo. Ma, nonostante tutto, mi sforzo di non farglielo pesare. Non riseco a fare di più e non ho la possibilità.

Chi può farmi sentire meglio in questo luogo? Chi può capirmi veramente? Chi può dare un senso alla mia vita? Chi può darmi speranza?

Sono loro. I figli che non ci abbandonano mai, forse perché quando ero con loro ho trasmesso tutto l’amore che ho e che non finirà mai.

Dico loro grazie di tutto perché mi fanno sentire ancora un padre orgoglioso. Perché mi fanno sentire il padre che vorrei essere per loro.

Giuseppe

 

La famiglia è importante, il resto non conta

Da sette anni penso ai miei figli e ai miei nipoti, a quello che stanno passando. Sto male per loro. Spero in un futuro migliore per loro e quando uscirò gli farò capire che non vale la pena e che è più importante pensare alla famiglia.

Mi mancano tanto e spero che presto potremo andare al cinema, pranzare insieme, andare a divertirci al parco, fare delle passeggiate, portare i bambini alle giostre e passare tanto tempo con mia moglie.

Spiridione

 

Pensiero a mia figlia

Ti voglio tanto bene. Fai la brava, vai a scuola così impari a scrivere e mi scrivi una lettera, e non far arrabbiare mamma.

Mi manchi tantissimo, cuore della mia vita.

Giuseppe

 

A mio Figlio: mi manchi tanto

Da quando sono in carcere ho perso il rapporto con mio figlio. Lo vedo solo ogni tanto ai colloqui. Vorrei godermelo ogni giorno e stargli sempre vicino.

Non gli ho potuto dare tutto il mio amore e mi manca tanto. Questa lontananza mi fa soffrire. Anche se è passato del tempo, mi ricordo tutti i momenti belli con mio figlio che, ancora oggi, mi chiede sempre quando uscirò.

Lui è sempre nella mia mente e nel mio cuore, che ora è triste. Mi manca tanto. Mi diceva sempre di portarlo a vedere la partita di calcio e quando uscirò lo porterò allo stadio e manterrò la promessa.

Alessandro

 

I tre mesi più belli della mia vita

Dopo un anno dal matrimonio è nato nostro figlio che oggi ha 7 anni e mezzo. Dopo la sua nascita mi sono allontanato dalla mia famiglia e sono venuto in Italia per lavorare. Il pensiero di lasciare mia moglie, mio figlio e i miei genitori era la cosa più triste. Chiamavo più volte al giorno per sapere le condizioni di mio figlio e quando ha compiuto 3 anni, lui e sua madre, mi hanno raggiunto qui in Italia per stare insieme.

Sono stati i 3 mesi più belli della mia vita. Giocavo con lui, lo portavo al parco. Una cosa bellissima e indescrivibile. I primi giorni si avvicinava e piangeva perché non mi riconosceva. Poi, in una settimana, non si staccava più da me. Si addormentava accanto a me mentre guardavamo i cartoni animati.

I guai sono cominciati il giorno in cui è scaduto il visto e dovevano tornare in Albania. Quando sono andato all’aeroporto per accompagnarli, mentre lo salutavo piangeva così tanto che è quasi svenuto. Non riuscivo ad andarmene. Mi si sono bloccate le gambe. Mia moglie lo teneva in braccio per farlo smettere, ma era tutto inutile. Sono uscito dall’aeroporto lasciandolo a piangere tra le braccia di sua madre.

Avevo un dolore immenso dentro di me e quando sono tornato a casa da solo non riuscivo più a starci. Mi sembrava una casa troppo vuota senza di loro.

Purtroppo l’unico ricordo che ho di mio figlio sono quei tre mesi passati insieme. Sono e resteranno sempre nel mio cuore finchè non lo vedrò di nuovo, finchè non avrò la possibilità di riabbracciarlo di nuovo.

Klodian

 

Imprigionato dai rimorsi

Sono imprigionato in una realtà che non mi fa stare bene con me stesso perché vorrei stare vicino ai miei cari che, a più di settant’anni, stanno affrontando tanti problemi.

Anche se sono vivo, mi sento inutile e ogni giorno mi sento morire dentro. Vorrei tanto aiutare mia madre e vedere i miei genitori felici. Adesso mi sento imprigionato dai rimorsi che mi stanno mangiando lo stomaco perché dopo 14 anni di fidanzamento la mia ragazza mi ha lasciato. E la colpa di tutto questo è solo mia perchè non ho ascoltato i consigli che lei mi dava con amore ed io non ho seguito il mio cuore.

Solo quando ti vengono a mancare le persone che ami, capisci tutti gli errori fatti in passato…

Ma di una cosa sono sicuro: tutto questo finirà e potrò stare vicino ai miei genitori accudendoli e ringraziandoli ogni giorno di avermi dato la vita. Vorrei formarmi una famiglia e dedicarmi anima e corpo a loro con la consapevolezza di essere cambiato.

Vito

 

La famiglia non ti abbandona mai

Quando ero libero, mi rimprovero di non aver dedicato molto tempo ai miei figli e ai miei nipoti.

Ora che sono detenuto ci penso e mi fa male adesso avere tanto tempo ma non poter stare con la mia famiglia.

Però ho capito che non c’è cosa migliore della famiglia che non ti abbandona mai. Loro stanno facendo grandi sacrifici e fanno di tutto per farmi stare bene.

Quando uscirò farò cose semplici con loro: la mia famiglia si accontenta anche di vedere un film a casa tutti insieme. L’importante è esserci.

Mauro

 

Vorrei un carcere pieno di speranza

Ho deciso di farmi questa carcerazione prendendola con filosofia, prendendo tutte le cose positive e facendone tesoro, per arricchirmi di nuove esperienze.

Mi piacerebbe cambiare il nome del carcere, trasformandolo in “istituto riabilitativo” per dare a chi ha sbagliato la possibilità di ricominciare una vita normale, per dare speranza. Guardare dentro l’anima del detenuto, capire i motivi del suo gesto, dargli fiducia attraverso il lavoro, affrontare insieme i problemi.

Vorrei un carcere pieno di speranza, dignità, futuro, coraggio.

Vorrei che ci guardassero con occhi diversi e capire le nostre paure. Farci sentire meno soli. Vorrei un carcere più colorato, celle senza cancello. Sarebbe una grande scommessa e una bella rivincita. Vorrei che tutto questo non segni per sempre la nostra vita.

Vorrei svegliarmi da questo sogno, vivere da uomo libero e dare un senso vero alla mia vita.

Giuseppe

 

Questo posto non mi appartiene

Sono genitore di quattro figli e sono sempre stato un padre presente. Potete immaginare quello che sto vivendo a stare lontano dai miei figli, il bene più prezioso.

La sofferenza è tanta che a volte chiudo gli occhi e vedo il mio vissuto come un film: ci sono momenti belli e quelli a cui non vorrei pensare perché mi hanno lasciato delle ferite, ma che comunque fanno parte della mia vita.

Anche nella sofferenza dovuta alla lontananza forzata, riesco ad essere positivo perché il legame con la mia famiglia si è rafforzato ancora di più: loro vivono per me e io vivo per loro. Ricevo moltissime lettere e anche da lontano posso seguire i miei figli nella loro crescita. Purtroppo la distanza che ci separa è tanta ma il nostro affetto ci tiene uniti e ci abbraccia sempre. Vorrei averli sempre vicino ma riesco ad incontrarli solo una volta al mese.

Il giorno del colloquio è per noi un evento straordinario che vivo già dal giorno prima con trepidazione, al pensiero che potrò abbracciarli, coccolarli e tenerli stretti stretti al mio cuore. Purtroppo arriva anche il momento che devono andar via ed il mio cuore va via con loro. Che tristezza…

Nella vita troppe cose si danno per scontate. Oggi credo che, se potessi tornare indietro, mi sarei goduto ancora con più intensità gli affetti familiari, non trascurando nulla, anche se non ho nulla da rimproverarmi.

Questo posto non mi appartiene. Vorrei far ritorno a casa con la mia famiglia che ha tanto bisogno di me.

Francesco


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