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Lettera alla prof.

Lavorare onestamente come gli altri cittadini è la cosa più bella che ci sia al mondo, anche per dare un futuro ai figli (che ora non ho, ma non ti nego che voglio diventare genitore al più presto).

Ciao professoressa,

in questa mia lettera ti voglio raccontare un po’ della mia vita.

Inizio col dirti che ho passato un’infanzia un po’ triste: i miei genitori si sono separati e, nonostante la mia famiglia mi sia stata comunque dietro, nel quartiere in cui vivo è stato facile fare “cavolate” con gli amici. Cavolate che adesso sto pagando.

Con questo non voglio la sua compassione, perché sono consapevole di quello che ho fatto. E so che prima o poi uscirò.

Prof., io ho avuto anche la possibilità di lavorare nelle fiere, ho girato l’Italia e sono stato anche a Parigi: è stata un’esperienza bellissima, che rifarei altre mille volte. Perché lavorare onestamente come gli altri cittadini è la cosa più bella che ci sia al mondo, anche per dare un futuro ai figli (che ora non ho, ma non ti nego che voglio diventare genitore al più presto).

Cara prof., ti dico anche che in questi lunghi anni rinchiuso, ho capito molte cose, sono cresciuto, ho capito il valore della vita, che è una sola…

So che per me sarà molto difficile reinserirmi nella società, trovare un lavoro: già lo è per chi non è mai stato in carcere, figuriamoci per me… la gente ci vede come delinquenti. Per sempre.

Ora concludo dicendoti quanto sia importante per me venire a scuola e confrontarmi con i professori e gli altri compagni. Ciao Prof.

Nicola

 

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