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Donna: audacia, temerarietà, coraggio

Il 900 è il secolo delle donne , è definito così non solo perché si è realizzata la parità tra i sessi, ma anche perché in questo secolo le donne hanno acquisito visibilità come soggetto sociale e perché hanno maturato una diversa coscienza di sé: “Il grande cambiamento” lo ha definito Luisa Muraro che ha anche scritto “ Le donne oggi si pensano da sé e non più seconde, complementari o conformi agli uomini”.

Emerge, però, un quesito: “Sono state più felici le donne italiane di fine secolo o le loro ave del primo 900?”. L’ingiustizia sociale può essere fonte di grande malessere, ma un equilibrato assetto della società non garantisce automaticamente la felicità che, in tanta parte dipende dalla sfera individuale.

I cambiamenti avvenuti nel corso del XX secolo hanno dato alle donne la possibilità di scegliere la loro vita: nel lavoro, nel matrimonio e, per la prima volta nella storia, nella maternità.

Scegliere comporta un’assunzione di responsabilità, che per molti è un peso gravoso ma rappresenta, appunto, la tanto agognata, libertà.

Salvo poche regine di temperamento autoritario, le donne la storia l’hanno subita fino al novecento perché, in questo secolo le donne la storia l’hanno fatta; nel senso che con azioni concertate sono spesso riuscite ad imprimere agli avvenimenti la direzione voluta che ha determinato un cambiamento che è partito dalla forza delle idee.

Il 900 segna per la donna un punto di rottura con il passato e di partenza con il futuro.

Il primo febbraio del 1945 un decreto di Umberto di Savoia riconosce alle donne il diritto al voto.

Le italiane votano, così, per la prima volta il 2 giugno del 1946: “Stringiamo le schede come biglietti d’amore” scrive la giornalista Anna Garofalo.

Nel giro di pochi decenni l’approvazione di una serie di leggi trasforma il rapporto di coppia e la posizione della donna: nel 1949 viene abolito il reato di adulterio, che puniva la donna, ma non l’uomo con il carcere. Il codice italiano usava due pesi e due misure a seconda se a commettere l’infrazione era un uomo oppure una donna.

Nel 1970 viene introdotto il divorzio, poi confermato con il referendum popolare del 1974. Nel 1971 la corte Costituzionale decide di abrogare l’art. 553 del codice che vietava la propaganda e l’uso di qualsiasi mezzo contraccettivo. Nel 1975 vengono istituiti in Italia i consultori familiari come risposta alla mobilitazione femminista per l’aborto. Nel 1978 viene approvata la legge per l’interruzione di gravidanza che rende possibile l’aborto nei primi 90 giorni su semplice richiesta della donna. Nel 1977 viene approvata la legge per la parità tra uomo e donna in materia di lavoro che elimina ogni discriminazione nelle assunzioni e introduce la parità salariale. Nel 1981 vengono abolite le norme relative al “delitto di onore”, precursore di questa abolizione è il noto caso che vede come protagonista la diciassettenne di Alcamo, Franca Viola, che viene rapita e violentata da un corteggiatore respinto e rifiuta le nozze riparatrici fino a denunciare lo stupratore. L’episodio desta gran clamore sulla stampa nazionale. Il rapitore, Filippo Melodia figlio di una potente famiglia imparentata con un clan mafioso, contava, per sottomettere la ragazza, ormai “disonorata” sull’articolo del codice per il quale la seduzione di minorenne viene cancellata dall’offerta del matrimonio. La ragazza si oppone al matrimonio che in pratica legalizzava la violenza maschile e che garantiva la quasi impunità per l’uxoricidio.

Nel 1996 viene approvata la legge contro la violenza sessuale. Un importante traguardo perché si configurava come reato contro la persona. A questo proposito è doveroso menzionare uno dei tanti sconcertanti casi di violenza che ha riguardato l’attrice Franca Rame.

“…Il camioncino si ferma per il tempo di farmi scendere… e se ne va.
Tengo con la mano destra la giacca chiusa sui seni scoperti. È quasi scuro. Dove sono? Al parco. Mi sento male… nel senso che mi sento svenire… non
solo per il dolore fisico in tutto il corpo, ma per lo schifo… per l’umiliazione… per le mille sputate che ho ricevuto nel cervello… per lo sperma che mi sento uscire. Appoggio la testa a un albero… mi fanno male anche i capelli… me li tiravano per tenermi ferma la testa. Mi passo la mano sulla faccia… è sporca di sangue. Alzo il collo della giacca.


Cammino… cammino non so per quanto tempo. Senza accorgermi, mi trovo davanti alla Questura.


Appoggiata al muro del palazzo di fronte, la sto a guardare per un bel pezzo. Penso a quello che dovrei affrontare se entrassi ora… Sento le loro domande. Vedo le loro facce… i loro mezzi sorrisi… Penso e ci ripenso… Poi mi decido. Torno a casa… torno a casa… Li denuncerò domani.”

Rapita nel 1973 mentre rientrava a casa, Franca Rame viene violentata per “punizione” contro il suo impegno nel femminismo e in politica. Due anni dopo scrive il monologo “Lo stupro”. Nel frattempo sull’onda di questo e di altri drammatici avvenimenti come quello del Circeo, in cui una ragazza muore e un’altra si salva fortunosamente ( erano state rapite, violentate e seviziate da tre giovani neofascisti di buona famiglia) arriva alla camera il disegno di legge per cui lo stupro viene incluso tra i reati contro la persona e la morale pubblica.

Quando si parla di donne affiorano alla mente alcuni aggettivi che la contraddistinguono: audacia, temerarietà, coraggio e, allora, emergono dal caleidoscopio della memoria alcune madri-simbolo per le battaglie nelle quali si sono impegnate “madri contro la droga”, oppure rinveniamo la figura di una donna impavida come Felicia Impastato che si è battuta per perseguire i mandanti dell’assassinio del figlio, il nome è diventato noto grazie al film “ I cento passi”.

Rovistando, tra i cassetti della memoria, ritroviamo il ritratto di una madre italiana tenera e forte interpretata da Sophia Loren nel film “La ciociara” tratto da un racconto di Moravia che mette in luce il dramma delle “marocchinate”, le donne che alla fine della II guerra mondiale subirono le violenze dei soldati marocchini inquadrati nelle formazioni francesi della Quinta Armata Liberatrice.

Un’altra madre coraggio, forse la più famosa di fine secolo è Angela Casella, madre di Cesare, un ragazzo di 16 anni rapito dalla “ndrangheta calabrese” che per ottenere la liberazione del figlio e infrangere l’omertà arrivò ad incatenarsi ad una cancellata di un paese della Locride.

“…Insomma, sono coraggiose le donne! La fragilità? Solo uno stato culturale, più che un dato biologico. Sono coraggiose quando crescono i figli senza l’aiuto di nessuno, rivalutando l’ancestrale primato, quello di essere mamme”(B. Esposito).

 

Ins. Ida Caracciolo

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