Esaminate ogni cosa e trattenete ciò che è buono Paolo di Tarso
Tu sei qui:Home / Articoli / Articoli generali / Alban, il mio Virgilio a Pllane

Alban, il mio Virgilio a Pllane

Alban ha 11 anni ed è sordo dalla nascita. Figlio di un pastore, è prevalentemente cresciuto con pecore e capre in una zona sperduta dell’Albania.

Pllane

Pllane è un villaggio che si trova in una piana vicino le montagne del nord e vicino il lago di Scutari. E’ qui che le suore del Divino zelo hanno aperto una casa ed una scuola per aiutare i bambini a crescere bene in una parte del mondo ancora abbandonata dagli uomini della modernità.
Tirana è ormai città europea in tutto e per tutto, ma proprio per questo il contrasto tra ricchezza crescente e povertà diffusa sul territorio è ancor più forte e urgente.
Alban è stato il mio Virgilio nella mia visita a Pllane. Con lui e grazie a lui ho attraversato in pochi giorni inferno, purgatorio e paradiso.
L’inferno è il suo passato, la sua sordità, il suo isolamento totale, la sua impossibilità a scoprire il mondo, a capirne i contesti.
Suor Mariana, logopedista che ha studiato a Bari e che lo ha in cura da qualche tempo, dice che ogni tanto Alban si astrae e sembra con lo sguardo nel vuoto. Lo credo bene. Un bambino sordo sviluppa attraverso gli occhi una percezione maggiore rispetto alla normalità, e questa “attenzione” continua stanca. Non è un ritardo cognitivo. Alban è intelligentissimo. Non ha la conoscenza scolastica di un suo coetaneo, ma ha già appreso una conoscenza di vita maggiore.
Il purgatorio è la logopedia, lunga, difficile, complessa, sofferta. Ma attraverso suor Mariana, e l’ausilio di due protesi acustiche, Alban ha scoperto di poter capire i contesti del mondo, di poter scoprire cosa lo circonda, di dare un nome a cose, animali, di dare identità alle persone. Certo che se capire è più facile, farsi capire è molto più difficile. E quando l’elaborazione del pensiero va avanti, vorresti che anche la parola ti aiutasse.
Il purgatorio di Alban è ancora lungo, ma a ben vedere lui mi ha introdotto anche nel paradiso.
Con Alban siamo andati in giro a Tirana così come al mercato degli animali di Milot, vicino Pllane. Un contrasto pazzesco a meno di cento chilometri. Da un lato la grande città caotica con i segni della modernità, dall’altro lato una vera e propria fiera del medioevo.
Alban ha seguito in silenzio ogni cosa della giornata: i nostri comportamenti così come i nostri ragionamenti. A lui basta captare una parola attraverso la protesi acustiche, per ricostruire un contesto attraverso l’intuito e la sintonia con le persone.
Quando a sera siamo tornati a casa a Pllane, Alban è stato un fiume in piena di suoni, non parole chiare e scandite, ma mezze parole che insieme ai gesti hanno consentito il racconto dell’intera giornata, senza dimenticare nulla. Era stato silente tutto il giorno, solo sguardi, cenni di condivisione, per essere una esplosione di comunicazione a sera con le suore della casa.
E’ questo il paradiso che Alban mi ha mostrato. La sua capacità di essere in relazione, difficile per chi deve accettare il suo modo di comunicare, al pari di lui, con pazienza, accortezza, dedizione, sintonia.
E’ la relazione tra le persone l’anticipo del paradiso in terra. E tanto la relazione è più bella, più profonda, tanto è più bello il paradiso. Perché la relazione quando è vera, e per essere vera, deve fondarsi sull’amore. Un amore incondizionato e condiviso. Proprio l’amore che Alban e le suore del Divino zelo di Pllane vivono ogni giorno.
E’ l’amore che vince la sordità e l’isolamento, non basterebbe mai nessuna tecnica da sola, e mostra un paradiso in vita da condividere.

 

Enzo Quarto

Azioni sul documento
archiviato sotto: ,,

Partner del progetto
Logo Carime

La parola speranza viene dal tardo latino sperantia(m), ed indica uno stato d’animo, un sentimento, vissuto da chi è in fiduciosa attesa di un evento, di uno ...

Leggi tutto

La vera grandezza dell’uomo é nel cuore non nell’intelletto - Gandhi